C’era una volta

Immediatamente dopo avere ottenuto il diploma di MONTATORE E RIPARATORE DI APPARECCHI RADIO FONICO E TELEVISIVI presso L’lSTITUTO PROFESSIONALE DI STATO ALA PONZONE CIMINO di Cremona nel lontano 1972, inizia la mia piccola attività di artigiano.
Allora bastava una dichiarazione e aprivi il giorno dopo (non come adesso).

In quei tempi non esisteva Internet e tanto meno il cellulare.
Nei primo anni erano sufficienti le competenze acquisite nel corso dei tre anni di scuola. La maggior parte delle ore di lezione erano dedicate al Laboratorio ed il percorso era molto pratico. Si imparava a spelare fili, saldare, costruire amplificatori e radio. Il compito in classe era semplice: l’insegnante la sera prima “guastava” gli apparecchi costruiti e noi il giorno dopo dovevamo trovare il guasto. Era considerato il tempo che ci impiegavamo a sistemare il guasto. Bello no? In effetti non era così semplice dato che per nostra “sfortuna” avevamo docenti preparatissimi e molto abili.

L‘apertura del mio primo laboratorio (un locale , un tavolo e pochi attrezzi), fu un vero atto di coraggio ma anche la dimostrazione che il mestiere di radiotecnico era una professione nuova e richiesta.
Gli apparecchi in circolazione non erano molti e praticamente le regole di funzionamento erano sempre le stesse. Il televisore era in Bianco e nero e il televisore a colori era ancora in via sperimentale. Vi era un solo canale televisivo. La vita del tempo era scandita da ritmi più accessibili e dunque era permesso lavorare con calma.

La maggioranza degli apparecchi che entrava nel mio laboratorio erano elettrodomestici, ferri da stiro, lampade, qualche radio… Lo schema? non sapevamo nemmeno che esisteva per cui lavoravo sull’apparecchio utilizzando creatività fantasia e voglia di fare. Non era difficile. Per i componenti necessari alle riparazioni utilizzavo le valvole, i condensatori e altro di apparecchi guasti rottamati (non buttavo via niente) che accantonavo nel retro. L’accesso a componenti di ricambio era garantito dall’unico negozio presente i provincia, ma spesso era sfornito e dovevo attendere per accontentare il cliente (che spesso era un amico o un parente)

Interessante vero?
Le persone avevano + pazienza e durante il giorno avevano altre cose da fare, non come adesso… Il tempo passava iniziarono a uscire nuove emittenti, nuovi apparecchi e sopratutto iniziarono a guastarsi i primi apparecchi, quelli che da almeno dieci anni lavoravano qualche ora al giorno…. Contrariamente a quello che si può pensare, la gente riparava e non buttava, se proprio non vi era + niente da fare la discarica eravamo noi radiotecnici. Il mio magazzino ricambi era ottenuto lavorando di sera a … smontare apparecchi demoliti.

Il tempo passa veloce e arrivano i transistori, le riviste specializzate, gli schemari delle annate (ne ho diversi) erano + abbordabili. Iniziava ad essere importante avere lo schema dell’apparecchiatura per potere riconoscere il guasto e rintracciare il ricambio. Gli strumenti erano necessari e dunque gli investimenti e le competenze dovevano aumentare per reggere l’impatto di queste nuove tecnologie.

In questo periodo scompaiono i radiotecnici + anziani, quelli che hanno eroicamente supportato l’avanzare della tecnologia, costretti a chiudere non per l’età ma per la necessità di rimettersi in gioco tecnicamente e investire di nuovo ( e pesantemente) in attrezzature e strumentazioni.
Chi come me era in auge, attraverso i guadagni riusciva a attrezzarsi, impegnarsi nella conoscenza delle nuove tecnologie e affrontare questi apparecchi di nuova generazione, con professionalità e risultati ottimali.

Ma non era ancora finita. Negli anni 80 inizia l’avvento di tecnologie che miniaturizzano le apparecchiature, componenti che era impossibile riparare e schede complete di tutto, intoccabili ai +. A questo punto decisi di ridurre gli interventi multi-marca e di legarmi ad una sola di esse ( LOEWE-OPTA).

Questo passaggio lo fecero in molti. Il lato negativo era il costo di questa operazione. Lavoravamo su concessione e non solo dovevamo avere requisiti di preparazione tecnica abbastanza elevati, ma eravamo vincolati da regole stabilite dalla casa madre prima fra tutte l’obbligo di acquisto di ricambi originali. E intanto aumentavano i costi di gestione, tasse innanzitutto, burocrazia sempre + opprimente e iniziano a chiudere diversi laboratori. La conseguenza era anche un aumento dei costi delle riparazioni. E qui iniziavano a circolare i fai da te. Mi ricordo che diversi portavano apparecchi da riparare, poi ricaricavano gli importi e li riconsegnavano… Questo non favoriva certo il miglioramento della situazioni. Ci siamo in effetti trovati ad essere in tanti ma pochi avevano preparazione e competenza. Gli altri necessariamente dovevano appoggiarsi ai primi per risolvere i problemi e mantenere la clientela. Non parliamo poi di quelli che vendevano televisori portandoli a domicilio con auto proprie.

Il bello del mondo che conoscevo stava scomparendo. Le persone ti guardano con diffidenza, sopratutto quando chiedi un importo importante del proprio bilancio per la riparazione di un apparecchio. Spesso decidevano di cambiarlo per adeguarlo alle nuove richieste . Questo avvenne sopratutto nel periodo in cui uscirono i televisori a colori (immaginate gli smartphone quando sostituirono i cellulari). Montagne di TV in bianco e nero finirono in discarica. Se esisteva ancora un “vecchio radiotecnico” senza le conoscenze sul televisore a colori questo fu il momento della chiusura. Me ne accorsi sopratutto quando arrivarono numerose la chiamate dai paesini di provincia. Una figura storica stava scomparendo.

Me ne accorsi in tempo e decisi anche io la chiusura e scelsi di dedicarmi ad altro… e meno male, poi furono costretti tutti a chiudere …
Adesso quelli che circolano sono pochi, persone che hanno ripreso a confrontarsi con questi oggetti del tempo, proprio come il sottoscritto.

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